Il profumo della stampa

Posted on Gen 27, 2016

Ogni categoria professionale dovrebbe avere il suo albo delle frasi celebri più assurde riguardanti il proprio lavoro: ce ne sarebbero sicuramente a sufficienza per far disperare e/o sbellicare ogni collega per alcuni anni di seguito!

Pare che i grafici si sentano rivolgere queste frasi creative con una frequenza particolarmente alta, ma anche gli stampatori potrebbero iniziare ad archiviarne una buona quantità...

Ad esempio ci vengono in mente due immancabili: la sempreverde "Ma a schermo i colori erano diversi rispetto alla stampa" (grande fonte di disperazione e problemi in realtà) e un grande classico di questi anni, tornato di moda prepotentemente con dall'arrivo degli ebook, "Adoro il profumo della carta stampata!".

Ecco, senza esagerare però...

Ecco, senza esagerare però...

Qualunque stampatore potrà confermarvi una verità scomoda a riguardo di quest'ultima frase: la carta stampata, in realtà, ha un odore terrificante!

Anche se può sembrare un dettaglio da poco, è bene conoscere le ragioni che stanno alla base di questo fenomeno per evitare valutazioni errate del lavoro ricevuto, sostenendo ad esempio che i materiali possano essere di bassa qualità.

Ciò che accade veramente è invece un fenomeno molto più complesso e non ha nulla a che fare con la qualità dei materiali utilizzati: al massimo può essere favorito o ridotto da alcune combinazioni fra particolari tipologie di carta e inchiostri, o da una miriade di altre variabili ambientali e da lavorazioni aggiuntive.

Effettivamente, ad avere un odore particolarmente sgradevole, possono essere proprio le carte usomano, cioè quelle utilizzate abitualmente per la stampa di libri: la ragione è da ricercarsi nella complessa chimica che c'è alla base della produzione della carta e degli inchiostri, un argomento spesso poco approfondito anche dagli stessi stampatori, attenti (per ovvi motivi) più al risultato che alle caratteristiche dei prodotti che utilizzano.

La carta

A differenza di alcuni anni fa, quando i processi di sbiancamento della carta erano effettuati attraverso sostanze contenenti cloro (molto inquinanti e pericolose), questi procedimenti si basano ora su metodi sicuramente meno impattanti per l'ambiente e la salute.

Tuttavia una cosa non è cambiata ma anzi peggiorata durante gli anni: le carte naturali tendono ad acquisire, in seguito ai processi di sbiancamento, un odore particolarmente sgradevole e penetrante.

Infatti la particolare struttura porosa di questa tipologia di carta causa un maggior assorbimento delle sostanze utilizzate e, di conseguenza, ha la tendenza a rimanere impregnata a fondo dell'odore dei composti chimici utilizzati.
Questo fenomeno purtroppo avviene sia nel caso dello sbiancamento della pasta di legno, sia nei processi di deinchiostrazione, utilizzati per la produzione di carta riciclata.

A proposito di questo: ma perché si utilizza la carta bianca per stampare?
Considerati tutti questi problemi, non sarebbe più semplice ed economico utilizzare carta riciclata per la stampa?
Dopotutto ci sarebbero meno procedimenti, meno prodotti chimici utilizzati, meno manipolazioni...ma il risultato è ugualmente valido per tutti gli usi?

 

Un piccolo excursus: ma è davvero necessaria la carta bianca?

Il confronto fra la tonalità della carta bianca e della carta riciclata.

Il confronto fra la tonalità della carta bianca e della carta riciclata.

Una questione del genere può essere affrontata da molti punti di vista: ambientale, grafico, tecnico, economico, ecc.
Senza entrare in una discussione troppo approfondita e senza voler dare una spiegazione valida per tutti questi aspetti, è sicuramente possibile almeno comprendere le ragioni per l'utilizzo della carta bianca come standard per la stampa professionale.

In effetti, è sicuramente consigliabile utilizzare esclusivamente carta riciclata per la stampa di documenti da ufficio e bozze, ma è quasi impossibile pensare che avvenga una completa sostituzione per la produzione di materiale grafico professionale.

Il motivo è presto detto: il "colore" di fondo della carta (anche se sarebbe più corretto dire la luminosità generata dal bianco) è parte essenziale per la composizione del colore finale e di conseguenza non sarebbe possibile ottenere la stessa gamma colori utilizzando un fondo diverso.
Senza un processo di deinchiostrazione per le carte al 100% riciclate o di sbiancamento per le carte miste (fibra+cellulosa da carta riciclata), la tonalità di base non risulterà mai di una gradazione di bianco.

Per contro tutte le macchine, gli inchiostri e i programmi di grafica sono calibrati per rispettare questi standard nelle caratteristiche della carta e una completa rivoluzione di questo tipo richiederebbe decenni (nella migliore delle ipotesi).

Per questo motivo il cambiamento non riguarda semplicemente i materiali diversi, ma va a influire su tutta la filiera della produzione, a partire dal colore scelto da un brand per la sua immagine, fino all'ultima stampante inkjet casalinga.
Un cambiamento certamente possibile, ma che non può certamente essere effettuato da un giorno all'altro.

 

Gli inchiostri

La seconda causa di questi spiacevoli odori è proprio la composizione degli inchiostri offset usati per la stampa.

È essenziale che questi ultimi siano asciutti nel più breve tempo possibile una volta depositati sul foglio.
Infatti, fino a che non si completa l'asciugatura, è impossibile sia proseguire con altre lavorazioni o verniciature, sia valutare la correttezza cromatica delle stampe.

Per questo motivo si sono dovute escogitare delle soluzioni per accelerare il più possibile questo processo tramite delle sostanze dette essiccanti.
Questo nome potrebbe trarre in inganno: normalmente per essiccazione si intende il processo tramite il quale un corpo solido e permeabile perde l'acqua in esso contenuto.

Nel caso degli inchiostri non è esattamente così: il compito degli essiccanti è quello di aumentare la temperatura del corpo nel quale sono presenti, per favorire l'evaporazione delle sostanze che mantengono gli inchiostri allo stato liquido, e catalizzare quindi il processo di ossido-polimerizzazione degli stessi.
Inoltre gli essiccanti stessi, nel corso di questo processo, vanno a scomporsi e volatilizzarsi.

Ciò che infatti si dovrebbe formare (secondo la teoria) è reticolo uniforme sulla superficie della carta dello spessore di qualche micron.
Questa struttura flessibile permette ai pigmenti di rimanere sulla superficie del foglio, garantendo un comportamento prevedibile dei colori.

Di fatto ciò avviene senza problemi con le carte patinate che presentano una bassa permeabilità degli inchiostri: il reticolo si forma sulla superficie e tutte le sostanze che mantengono l'inchiostro liquido e gli essiccanti stessi evaporano senza problemi.
Diverso è il caso della carta usomano: come già dicevamo, le queste sostanze liquide restano impregnate più facilmente nella carta e non hanno la possibilità di disperdersi completamente.

Non per niente le carte naturali e usomano sono sconsigliate per la stampa di zone di colore molto cariche: oltre ai problemi di schiacciamento del punto, di cui vi avevamo già parlato in questo articolo sulle carte naturali, si rischia di avere anche un prodotto difficilmente distribuibile, a causa dell'odore sgradevole!

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Curiosità: Hot Stuff

Come avrete compreso i processi chimici (in particolare l'ossido-polimerizzazione) alla base dell'asciugatura dell'inchiostro sono piuttosto complessi... ma non solo: sono anche fortemente esotermici, ovvero sviluppano calore!

L'uso degli essiccanti non aiuta di certo: il loro scopo è proprio quello di innalzare la temperatura per favorire i processi chimici necessari alla creazione del reticolo.
Di conseguenza vanno ad aggiungere la loro azione termica a quella già presente nelle reazioni spontanee!

Questo fenomeno si può notare appoggiando una mano ad una pila di carta in fase di asciugatura: la base è notevolmente più calda e può raggiungere quasi dieci gradi di differenza con la sommità!

Per fortuna è un fenomeno ben conosciuto e le pile non sono mai troppo alte e lasciate in luoghi poco arieggiati.
In ogni caso l'innesco di una combustione è pressoché impossibile grazie allo speciale trattamento della carta, resa ignifuga in fase di produzione.

 

Soluzioni

Questo problema dell'odore sgradevole può insomma perseguitare i vostri lavori per molto tempo e risultare particolarmente difficile a sopportare: a peggiorare la situazione ci pensano sopratutto le giornate calde e afose e le grandi quantità di materiale immagazzinate tutte assieme.

Come per le ferite d'amore, il tempo è l'unica soluzione al permanere di un odore penetrante sulle vostre stampe: il consiglio sarebbe quello di prevedere un tempo di riposo di almeno 2-3 giorni prima della confezione, in modo da lasciar evaporare il più possibile le sostanze chimiche.

Altri consigli utili sono quelli di conservare il materiale in luoghi ben aerati, molto asciutti, al riparo dalla luce del sole e fonti di calore troppo forti (sembra il servizio di un tg nazionale ad agosto, lo sappiamo).
Comunque è sempre necessario un tempo considerevole prima che l'odore venga perso completamente e, in alcuni casi, non è detto nemmeno che l'accoppiata fra inchiostro e carta lo renda possibile.

Se invece non volete proprio più saperne di avere un prodotto sgradevole all'olfatto, esistono anche delle soluzioni innovative, come ad esempio un gradevole profumo di pino silvestre applicato sulle pagine interne che abbiamo sviluppato per questo book di Finnova!

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